Tutto andrà bene: il vaccino emotivo al Coronavirus che invita a non mollare (leggetela è bellissima!)

Oggi vi raccontiamo una piccola grande storia di umanità, arrivata come un’ancora di speranza nell’abisso di disperazione in cui sembra sprofondata l’Italia dei tempi del Coronavirus. La storia si chiama “Tutto andrà bene” ed è riuscita in un colpo solo a dare forza a tanta gente, a commuovere la nostra redazione e a regalare la speranza anche dove tutto ormai sembra perso.

Ma partiamo dal principio. Venerdì 21 febbraio, primo caso di Coronavirus in Italia. Dalla farneticante ricerca del “paziente zero” alla improbabile ricostruzione di tutti i possibili spostamenti del primo contagiato ufficiale, sulle prime si è pensato davvero che la catena di diffusione del nuovo virus che spaventa il mondo potesse essere arrestata.

Invece no. Da allora i contagi si sono susseguiti con una rapidità fulminante e, con il virus, la paura è entrata poco a poco nelle case di tutti noi. Dal Nord al Sud. In poco meno di un mese quelle che prima erano giornate frenetiche, fatte di routine più o meno accettate ma che davano il chiaro segnale di un’Italia attiva, sono diventate quasi un ricordo. E sono proprio le Regioni più produttive a soffrirne. Lombardia e Veneto, ma anche Emilia Romagna, Toscana e via via verso il Sud. L’Italia è ferma, le scuole sono chiuse, le manifestazioni pubbliche restano sospese.

Insomma, quella che viviamo è una situazione ai limiti del surreale. L’allarme Coronavirus è scattato da meno di un mese e ci ritroviamo in una quotidianità che nessuno, proprio nessuno, avrebbe mai potuto immaginare.

Tutto andrà bene: il vero antidoto alla paura del Coronavirus

Salute, economia e turismo a parte, quello che ha ricevuto il colpo più duro – al peggio non c’è mai fine – è la nostra umanità. Il sospetto si è impadronito di noi, la caccia al contagiato o al “proveniente dalla zona rossa” ha alimentato le reazioni più grottesche. Quasi nessuno pensa al dramma delle famiglie che sono rimaste segregate in quelle zone, ciò che ai più importa è che “non escano di casa” o “non scendano al Sud”; il tutto magari condito con toni di rancore o epiteti offensivi. E che dire dello sventurato che alla fermata dell’autobus potrebbe accennare un colpo di tosse? In un simpatico sketch gli si spara contro, mentre i presenti spruzzano antibatterici per ripulire l’aria. Beh, sparo o meno, chiunque oggi quel colpo di tosse se lo soffoca dentro volentieri.

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Possiamo anche non ammetterlo, ma abbiamo “sparato contro” mille volte al giorno, prima ai Cinesi, poi ai Lombardi; e presto sarà la volta dell’una o dell’altra regione, dell’una o dell’altra provincia e poi del compaesano e del vicino di pianerottolo; tutti da combattere a colpi di amuchina o altro disinfettante mani magari fatto in casa. E in tutto questo – oltre al danno, la beffa! – proprio agli Italiani è bandito l’accesso a molti Paesi.

Ad ufficializzare la nostra comune condizione di “probabili appestati”, il susseguirsi di provvedimenti governativi. Alla parola d’ordine “contenimento” impongono di “evitare abbracci e strette di mano” e mantenere “nei contatti sociali, una distanza interpersonale di almeno un metro”. Il tutto fa da ciliegina sulla torta ad una sfilza di divieti e proibizioni che di fatto hanno cancellato i nostri diritti più elementari, dal momento che nessuna pubblica riunione è più permessa.

Non spetta a noi polemizzare sulla correttezza (o forse sull’utilità?) di quanto sta accadendo, né di giudicare la chiusura delle scuole o l’allarmismo dilagante che la fa da padrone ormai ovunque. Un dato però sembra evidente: non è “solo” la salute pubblica di un intero Paese ad essere stata colpita; non è solo l’economia o la scuola o qualsiasi altro aspetto istituzionale di quella che finora la nostra società civile ha catalogato come una “vita normale”. È la nostra stessa umanità che viene messa in discussione, giorno dopo giorno, momento per momento; quando il “nemico” diventa il Cinese, il Lombardo o il vicino di casa che tossisce sulle scale.

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E arriviamo alla nostra storia bella. Si, perché in questo spaccato di film horror di cui siamo protagonisti troviamo anche un barlume di speranza. In realtà non è una ma tante, anzi tanti, tantissimi. Da pochi giorni hanno fatto la loro apparizione in tutte le zone colpite dal Coronavirus. Li trovi sui vetri dei negozi, sui muri, in metropolitana, sugli alberi e negli ospedali. Da Milano a Bergamo, sono centinaia i post-it coloratissimi con scritto “Tutto andrà bene“. A volte sono accompagnati da cuoricini, altre da punti esclamativi a rafforzare il contenuto di quelle poche parole che fanno gioire il cuore e regalano forza e calore.

tutto andrà bene

In pochissime ore la diffusione di questo semplice messaggio dai bigliettini colorati dalle città colpite ai social ha fatto la differenza in un contesto ormai svuotato di rapporti umani dall’emergenza Coronavirus.

Chi c’è dietro questa bellissima idea? “Tutto andrà bene è una strana magia: si scrive al futuro, si sorride subito”. Abbiamo trovato sul web le parole dette dalla poetessa che ha promosso questa semplice ma incisiva iniziativa. A quanto pare l’autrice dell’idea preferisce rimanere anonima, “perché sia valorizzato il gesto e non la persona che lo compie. ‘Tutto andrà bene‘ è una frase che appartiene a tutti e deve rimanere così”. Una frase che parla di futuro, di sorrisi.

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E sono davvero tanti i sorrisi di fronte ad un messaggio così breve ma così forte, così di cuore, così umano. Uno dei commercianti che ha trovato il bigliettino sulla porta del suo negozio ha commentato: “Grazie a chi ha avuto questo pensiero bellissimo per noi”. Altri lo vedono come “un buon auspicio”, altri ancora come un “gesto di cura”.

Per noi, permettetecelo, un gesto così immediato, puro e rincuorante suona come un autentico abbraccio, un vero vaccino emotivo. Un vaccino a quel terribile virus di indifferenza e distanza sociale che questa difficile situazione sta trasformando in normalità. Un invito a restare umani, nonostante tutto.

E ce lo vogliamo ripetere, lo vogliamo gridare forte all’Italia impaurita dai numeri del Coronavirus, dalla sua tremenda diffusione, dal timore che vengano colpiti anche i bambini. Tutto andrà bene, ce la faremo! E a te che hai agito con il cuore diffondendo queste goccioline di sana umanità diciamo il nostro più sincero Grazie, chiunque tu sia!

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Un articolo di Redazione Spazio Donna pubblicato il 07/03/2020 e modificato l'ultima volta il 12/03/2020

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